martedì 28 luglio 2009

Ricordo di sagome scnosciute,incolori e soffocate
quando il giorno guidava marce di corpi sul cemento
bagnato da lacrime celesti.

Ricordo dell'incessabile e,consapevolmente,inutile ricerca
aldilà delle sbarre dello Spleen:
così,come l'anima mia,rinchiusa nel corpo -prigione pitagorica-
gridava il tuo nome.

E se un cielo che piange può tener compagnia
alla silenziosa disperazione,
il ceruleo e luminoso sereno non può altro che lasciarmi -indifferente-
nell'altrettanto silente -e pensosa- solitudine...

(non biasimo nulla al cielo,sentiero della mia anima vagabonda)

...il silenzio mi rincorre.
Ma dinnanzi alla sua forza
io mi fermo
lasciandomi afferrare.

E' forse questa la mia voce?






Riusciresti a percepirla in uno sguardo,
ora che sei qui,
davanti a me.

Ma i miei occhi
per un po' devono chiudersi
per non vedere:

e il dubbio è un letto freddo
sul quale io stanotte mi distendo.

-come gira adesso la giostra-
mentre dormivo il mondo è cambiato?

Dimmi che tu sei ancora
qui
tra poco lanceranno le bombe
e dovrò riprendere il mio cammino.

Piedi di piombo sono ormai parte del terreno,
e la mia figura -inerte-
è solo una sporgenza.

Ho paura.






Ma devo abbandonare il mio tormentato dubbio,
ché guardarsi attorno
non basta più.

-dunque ti porgo la mia mano-

se rammenti ancora
di cieli infiniti,
verso i quali volgevamo lo sguardo,

se rammenti ancora
di spiagge lontane,
su cui lasciar impresse impronte
che il mare porterà con sé -forse nei profondi fondali marini-

se ancora ricordi la strada
per questi mondi

prendi la mia mano
fredda e tremante,
perché così è rimasta
da quando te ne andasti.

Tienila
questa mano -se vuoi-
così da essere un contorno segnato da un'unica linea.

Guidami
tenendomi per mano
portami ovunque,
perché ovunque

io ti seguirò.

E prego
perché sempre queste mani
stiano abbracciate.

Prego,
perché mai vorrei
lasciassi la mia mano


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